AIS Sardegna

Associazione Italiana Sommelier

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Sostenibilità ai piedi delle Dolomiti - I bianchi trentini dell'azienda Cesconi

In un ideale prosieguo di un percorso di approfondimento iniziato l’anno scorso con l’azienda friulana Lis Neris, la Delegazione AIS di Sassari ha proposto ai suoi associati un interessantissimo appuntamento, organizzato in collaborazione con un produttore trentino, l’Azienda Agricola Cesconi (replicato l’indomani a Olbia dalla Delegazione Gallura).

In un certo senso si è trattato di un “secondo tempo”, seguendo dopo circa cinque mesi la visita che una folta delegazione di sommelier isolani fece in azienda, a Pressano, in occasione del Congresso Nazionale AIS di Trento. Una serata sicuramente riuscita grazie all’approccio informale e colloquiale del rappresentanti dell’azienda (Lorenzo Cesconi, uno dei quattro fratelli titolari della cantina, e Andrea Piccoli, responsabile commerciale) e alla vivace interazione con l’attenta e partecipe platea, Perfettamente in linea con il titolo scelto per l’incontro è stato, si diceva, l’approccio di Cesconi e Piccoli, una significativa testimonianza di scelte produttive e filosofia aziendale orientate in una direzione ben precisa ma del tutto immuni da estremismi dogmatici o compiaciute autoreferenzialità. In questi ultimi anni l’azienda ha gradualmente proceduto alla conversione biologica di tutto il vigneto, iniziando anche a introdurre i principi della biodinamica applicati in maniera mirata e razionale.

Inserita in un contesto geografico come quello dolomitico, vocato alla viticoltura per conformazione territoriale e lunga tradizione agricola, l’azienda Cesconi, sorta in epoca asburgica e da allora portata avanti dalle diverse generazioni della famiglia, nel più recente segmento della propria esistenza ha trovato un punto di equilibrio tra rispetto della terra e della stagionalità e la ricerca costante della qualità dei prodotti, anche grazie a pratiche di cantina rispettose della materia prima e del tutto in linea con la filosofia aziendale.

La cantina al servizio del vigneto: proprio con queste parole Lorenzo Cesconi ha indicato l’ordine di priorità che guida il lavoro aziendale. Del resto, non avrebbe alcun senso vanificare tutti gli sforzi praticati in vigna, nel pieno rispetto delle bio-diversità, con pratiche di cantina standardizzate ed omologanti. Via libera, quindi, da un lato alle diverse tipologie di impianto, scegliendo le più adatte a vitigno e territorio, e dall’altro alle varie forme di vinificazione, con diraspature parziali o assenti, fermentazioni in taluni casi spontanee, utilizzo del legno (di diverse specie e dimensioni e, normalmente, con un lungo percorso alle spalle) in maniera funzionale e non invasiva. O ancora, l’utilizzo di contenitori di altri materiali per andare incontro alle diverse esigenze dei vitigni.

È proprio vero che sentire il racconto dalla viva voce dei protagonisti consente di vedere dall’interno il processo produttivo in tutte le sue fasi, costituendo un formidabile strumento di conoscenza e approfondimento.
Hanno quindi preso il via le degustazioni, con l’efficiente collaborazione dei componenti del Gruppo di servizio che, in perfetta sintonia con le indicazioni dei relatori, hanno servito i sei vini nelle condizioni migliori, in termini di temperatura e aerazione preventiva (trattandosi in molti casi di prodotti imbottigliati con tappo stelvin).

In partenza, gli spumanti Trento DOC Metodo Classico. Le etichette sono al momento due, in ossequio alle scelte produttive di privilegiare in un caso l’impronta aziendale, con la cuvée senza annata, e nell’altro le peculiarità del millesimo, con la Riserva. In entrambi i casi non si fa ricorso ad alcuno sciroppo di dosaggio, utilizzando per il rabbocco l’aggiunta dello stesso vino. Per quanto in etichetta riportino entrambi la dicitura Brut, siamo in presenza di spumanti che di fatto oscillano, in quanto a residuo zuccherino, tra il Pas dosé e l’Extra brut. Le uve utilizzate per questi spumanti (chardonnay 100%) provengono da vigneti impiantati con il sistema della pergola. E, a questo proposito, Lorenzo Cesconi ha confessato i suoi dubbi iniziali sull’utilizzo di questo sistema d’impianto, dubbi prontamente dissipati dagli eccellenti risultati qualitativi ottenuti.

Il Blauwal, ottenuto da un vino base realizzato con l’utilizzo di barrique vecchie e acciaio, rappresenta quindi la carta d’identità aziendale in ambito spumantistico, con uno stile teso ad esaltare un prodotto secco e sapido, di buona beva e assolutamente non banale.

Il Blauwal Riserva 2009, ottenuto da uve provenienti dai vigneti più vecchi e interamente lavorato in legno, mostra uno stile maggiormente legato all’effetto annata, e di ispirazione “champagnista”, nordica, con un occhio di riguardo per l’acidità e la verticalità, il tutto accompagnato da una maggiore articolazione gustativa. Per quanto, come si diceva, nel caso specifico l’annata 2009 abbia conferito una maggiore morbidezza al millesimo.

Due spumanti di estremo interesse e grande piacevolezza di beva, in definitiva.

La serie dei vini fermi si è aperta con il Dolomiti IGT Nosiola 2015. Nel presentarla, Lorenzo Cesconi ha definito la Nosiola il “vino del futuro”: un futuro che sarebbe poi un ritorno al passato, visto che fino a cinquant’anni fa era proprio la nosiola il vitigno a bacca bianca largamente più diffuso nel territorio, prima che le mode orientassero le scelte produttive in altre direzioni. Un vino bianco di grande personalità, dallo spettro olfattivo variegato e originale e caratterizzato da una fase gustativa dinamica e prolungata. L’auspicio è che il successo di questo vino possa fungere da traino per gli altri produttori, affinché possa ulteriormente incrementarsi la valorizzazione di un vitigno dalle grandi potenzialità.

Si è passati quindi al Dolomiti IGT Olivar 2013, proveniente dal cru omonimo e ottenuto dal blend di pinot bianco, chardonnay e pinot grigio. Il vigneto di provenienza si trova ad un’altitudine inferiore rispetto a quello della nosiola ed è caratterizzato da un microclima caldo, condizione amplificata da un’annata particolare come la 2013. Di conseguenza questo millesimo è connotato da toni gradevolmente morbidi, in un’ottica sempre orientata ad ottenere un vino tenue, mite, elegante e delicato.

A questo punto, gli amici trentini hanno voluto proporre alla platea un interessante gioco: la degustazione alla cieca di un vino in procinto di essere immesso nel circuito commerciale. Il gioco è riuscito al meglio grazie alla perfetta temperatura di servizio che ha dato modo al vino di esaltare la propria evoluzione nel bicchiere, passando dai toni erbacei iniziali ad un successivo trionfo di frutta per giungere ad una sintesi di mirabile equilibrio soprattutto nella fase retrolfattiva. Il vino in questione è il Blanc 2015, ottenuto dal sauvignon blanc attraverso una vinificazione molto diversa da quella ormai prevalente (e, in taluni casi, fin troppo scolastica) per questo vitigno, orientata in maniera quasi esclusiva alla sottolineatura dei toni “verdi” delle pirazine. Invece il Blanc mostra una veste molto diversa, quasi mediterranea, come ha giustamente notato il Delegato di AIS Sassari Pier Paolo Fiori, e il suo successo potrebbe probabilmente schiudere nuovi orizzonti interpretativi ad un vitigno molto trasversale e dalle potenzialità forse non ancora del tutto esplorate.

In chiusura, il Trentino DOC Gewürztraminer 2015. Anche in questo caso, il taglio è estremamente personale, lontano anni luce dall’immagine standardizzata di un vitigno (e un vino) talvolta snaturato per esigenze modaiole. Un vino che non cerca facili consensi ma che conquista con il suo impatto secco e deciso (fin dall’iniziale, contenuta aromaticità), la gradevole bevibilità e il finale elegante. Un Gewürztraminer che non si accontenta di essere relegato al ruolo di piacevole aperitivo, ma ha ambizioni molto più alte.

Al termine dell’incontro è stato possibile riassaggiare i vini in degustazione abbinati ad una serie di pani, salumi e prodotti caseari isolani, selezionati in collaborazione con la Salumeria Mangatia.

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