AIS Sardegna

Associazione Italiana Sommelier

Sardegna

 
Divagazioni elvetiche

La mia insegnante di lettere durante gli anni del liceo aveva strani modi di applicare le strategie motivazionali: “Se vivete in una casa dove ci sono dei libri, prima o poi qualcuno vi cadrà in testa. E magari avrete voglia di leggerlo”.

Mi piove addosso direttamente dal terzo ripiano in alto a destra della libreria di famiglia un tomo che, visto il passato disinteresse per l’argomento, lì certamente venne riposto per non raccattare polvere altrove: “Vigne e vini nostri”, credo regalo di uno dei molti parenti che vivevano in Svizzera per lavoro. È pubblicazione remota: anno 1977, Edizioni Mondo, Losanna.

Immagini splendide scattate da Fernand Rausser, talentuoso fotografo scomparso pochi mesi fa: vigne coperte da fili di nylon a tenere lontani gli uccelli, terrorizzati all’idea di rimanervi impigliati; cappucci di paglia per proteggere dal gelo le piante, antica usanza tedesca già allora quasi del tutto soppiantata da teli in plastica; gli spettacolari terrazzamenti di Visperterminen, piazzati oltre 1100 metri di quota a definire il più alto vigneto svizzero (coltivato a païen, o heida, come chiamano qui il savagnin); minuscoli appezzamenti sulle rive del lago Walenstadt, sotto lo sbalzo dei monti Churfirsten.

Molti i contributi scritti tra i quali uno mi incuriosisce in particolare. Lo firma Jean Nicollier, celebre agronomo che, tra l’altro, pare abbia salvato dall’estinzione un’uva locale parente stretta del nostro cornalin. Viste le affinità, la ribattezzò allo stesso modo: cornalin. Curiosamente successive analisi avrebbero rivelato che la varietà italica è quasi per certo derivazione di quella elvetica. Nelle poche righe di Nicollier, che datano ormai quarant’anni, si parla della Svizzera Romanda, l’area francofona addossata al confine occidentale del paese. Di gran lunga la più importante per volumi di produzione ed ettari vitati (oltre 10.000 ha nel 1976, principalmente con varietà a bacca bianca).

Due paginette che condensano un dedalo di informazioni, ovviamente specchio di nomenclatura, classificazioni, statistiche di fine anni ’70. Ne indico schematicamente i tratti salienti.

  • Quattro vitigni principali: chasselas (o fendant) e sylvaner (o rhin) a bacca bianca; pinot noir e gamay a bacca rossa.
  • Due vini bianchi: Chasselas; Johannisberg (sylvaner).
  • Cinque rossi: Dôle (pinot noir/gamay); Gamay (100%), Goron (pinot noir/gamay); Pinot noir (100%); Salvagnin (pinot noir/gamay).
  • Due rosati: Occhio di pernice (pinot noir) e Rosato (gamay).
  • La distribuzione dei cepage registra una predominanza assoluta dello chasselas, coltivato in tutta la Romandia. Per il sylvaner l’area di produzione è concentrata a Johannisberg. Il pinot noir, secondo vitigno più coltivato, è diffuso principalmente nel vallese e a Neuchâtel. Il gamay nel vodese, ma risulta diffuso anche nel vallese e a Ginevra.
  • Le denominazioni cantonali sono le più usate: Dorin (nel vodese), Fendant (nel vallesano), Neuchâtel e Perlan (nel ginevrino). A complicare il quadro la possibilità di rivendicare altre cosiddette “denominazioni regionali”, i cui confini sono tracciati ripercorrendo quelli di specifiche aree geografiche: Vully, la Côte, Lavaux, Chablais. Infine alcune dozzine di denominazioni comunali. Un panorama davvero complesso da decifrare, soprattutto ora per allora, ma che vale come memoria storica di un sistema di classificazioni che si può presumere formato nel tempo per stratificazioni successive di sistemi differenti.

Il volume conta altre sezioni di estremo interesse: dai vini e vitigni della Svizzera orientale a quelli ticinesi, dalle Confraternite Bacchiche, ispirate alle corporazione di mestieri, alle feste popolari (tra le più importanti la Festa dei viticultori di Vevey e quella della vendemmia di Neuchâtel).

Non mancano capitoli di taglio più tecnico come quelli sull’impianto dei vigneti, sulla lavorazione del terreno o la protezione dai parassiti. Presenti perfino brevi, semplici note sulla degustazione.

In coda il volume ospita tabelle riassuntive elaborate partendo dalle cifre pubblicate a Parigi dall’Office International de la vigne et du vin: dati di produzione di quasi un ventennio, informazioni di dettaglio su superfici vitate, ripartizione per ettari tra uve a bacca bianca e a bacca rossa, consumo medio. I dati in massima parte sono accorpati per Cantoni o regioni produttive e aggiornati al 1976 pertanto molto prossimi alla data di pubblicazione, avvenuta appena un anno dopo.

Insomma una lettura inattesa che si è trasformata in un viaggio, fatto anche di minuzie, nel cuore dell’Europa continentale.

Curioso l’incontro con questo libro che mi consegna un frammento, sigillato dal tempo, di terre ignorate e vini fuori orizzonte: quelli della Romandia. Solchi antichi sulla linea del confine occidentale.

Corsi

Corso di 3° livello a Sassari

Venerdì 6 ottobre 2017 prenderà il via il Corso di Qualificazione Professionale per Sommelier - 3° livello tenuto dalla Delegazione AIS di Sassari, rivolto a operatori del settore e aperto anche agli amatori.

Il Corso sarà dedicato all’approfondimento delle conoscenze sulla tecnica di degustazione del cibo e del vino nonché all’apprendimento della metodologia dell’abbinamento in riferimento ai vari tipi di alimenti.

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Corso di 3° livello a Cagliari

Mercoledì 11 Ottobre è in programma a Cagliari il corso di Terzo livello.

Il 3° Livello affronta la tecnica della degustazione del cibo e, soprattutto, dell’abbinamento cibo-vino, attraverso l’utilizzo di una scheda grafica e di prove pratiche di assaggio di cibi con vini di diverse tipologie. Al termine dell’intero percorso formativo è previsto un esame di abilitazione, superando il quale si consegue il titolo di Sommelier AIS.

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Corso di 2° livello a Cagliari

Lunedì 2 ottobre è in programma a Cagliari il corso di Secondo livello.

Il 2° Livello esplora il modo del vino e porta alla conoscenza della produzione italiana e straniera, con particolare attenzione al legame indissolubile con il territorio. Il 2° Livello perfeziona anche la tecnica della degustazione del vino, determinante per poterne apprezzare ogni sfumatura sensoriale e, in particolare, per esprimere un giudizio sulla sua qualità.

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Corso di 1° livello a Carbonia

Venerdì 6 Ottobre partirà a Carbonia il corso di primo livello, che approfondisce gli argomenti di viticoltura, enologia, tecnica della degustazione e del servizio, che rappresentano le basi della professionalità del Sommelier, a partire dalla corretta temperatura di servizio dei vini fino all’organizzazione e alla gestione della cantina.

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AIS e-ducational

Il nuovo strumento di apprendimento, di educazione e formazione per il Sommelier.

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Corsi per Sommelier

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