AIS Sardegna

Associazione Italiana Sommelier

Sardegna

 
Recensioni Bonsai

Montepulciano d’Abruzzo DOC “S. Martino Rosso” 2010 Marina Cvetic

Spin-off dello storico marchio Masciarelli, baluardo della viticultura abruzzese, Cvetic ci costringe ad affrontare un campione autentico di struttura, concentrato e potente. Già allo sguardo impone il suo carattere presentandosi con una veste granata impenetrabile, ancora in evoluzione per via di un esile bordo rubino.

Intenso e complesso con la frutta rossa in confettura a farla da padrone, nonostante i vividi ricordi di marasca e melagrana fresche. Noce moscata, pepe e mina temperata si alternano a toni fumé, poi cuoio, cioccolato al latte e caramello, radice di liquirizia ed erbe aromatiche secche. Il sorso è voluminoso, con iniziale prevalenza delle percezioni pseudo-caloriche, tese fino ai limiti della causticità. Il sopravvento dei tannini e la spiccata sapidità bilanciano il sorso, seppure con qualche istante di ritardo nei confronti dell’iniziale spinta alcolica. Probabilmente il raggiungimento del pieno equilibrio è ancora un processo in divenire. Grande estrazione che pare quasi rivendicare uno stile in controtendenza rispetto agli attuali orientamenti produttivi, mentre riecheggiano costantemente le note fruttate avvolte da alcol, spezie piccanti e mineralità. Chiusura balsamica e grassa di cioccolatini alla menta e burro di cacao. PAI interminabile.

Un Montepulciano d’Abruzzo che non intende rinunciare al suo marchio di fabbrica, ostinatamente muscolare e fruttato, senza cedimenti al down-sizing imperante. Largo, morbido, avvolgente ben si sposa alle carni della tradizione abruzzese dallo spezzatino d’agnello in coccio alla selvaggina da pelo in umido.

Alto Adige Gewürztraminer DOC Vendemmia Tardiva “Joseph” 2009 J. Hofstätter

Il vino seduce con un giallo dorato brillante, carico e vivacissimo. Ruota pigro nel bicchiere. Al naso è intenso, discretamente complesso e fine. I riconoscimenti sono quelli tipici del vitigno: rosa, litchi, albicocca. Poi: zafferano, per via di una percentuale di acini attaccati da muffa nobile; vaniglia, dovuta in larga misura ai quattordici mesi trascorsi in barrique; miele.

Al gusto è dolce, morbido più del velluto. Componente alcolica moderata (10%) che contribuisce ad esaltarne i profumi per un vino che si fa balsamo. Quanto alle parti “dure”, possiamo definire moderato il corredo minerale e l’acidità ed evidente la coerenza tra esame gustativo e olfattivo: ritroviamo la frutta tropicale, le spezie e, soprattutto, una nota dominante di miele millefiori. Meno opulento e variegato rispetto alla media dei Gewürztraminer alsaziani ma capace comunque di esaltare l’intensità espressiva di un’uva straordinariamente generosa. Se solo ci fosse un pizzico di acidità in più…

Accompagnatelo a millefoglie con crema chantilly lievemente aromatizzata alla cannella o esaltatelo per contrapposizione: foie gras o Munster.

Barbera d’Alba DOC 2013 Bartolo Mascarello

In attesa di riuscire ad accaparrarmi una bottiglia di Barolo 2011 che, stando ai rumors, parrebbe un vino di rara grandezza, assaggio questa splendida bottiglia, davvero ben fatta. Selezione rigorosa in vigna, botti grandi, manico inarrivabile del vigneron: tutto concorre a sfatare il mito di un’uva povera e buona solo per un consumo quotidiano di poche pretese. Del resto, ci aveva già aperto gli occhi Giacomo Bologna in merito alle potenzialità immense della barbera. Fruttato vivido, di struttura ed eleganza al tempo stesso, che batte come un metronomo: inarrestabile piacevolezza sia all’olfatto che in bocca, resa ancor più godibile dai soli 13 gradi di alcol e dalla presenza discreta del legno. Per me, dopo “Bricco dell’Uccellone” e “Bricco della Bigotta”, assolutamente sul podio. Provato con il maialetto da latte arrosto e apprezzato senza remore.

Sauvignon Alto Adige DOC Lehen 2011 Alois Lageder

Mia una delle 8200 bottiglie del millesimo provenienti dal Maso Lehenhof, comune di Terlano. Da vigne che hanno reso 55hl/ha, vendemmiate la prima settimana di settembre, un vino giallo verdolino di bella lucentezza; intenso nella tipica espressione varietale con sentori di foglia di bosso, salvia ed erba sfalciata di fresco, poi scorza di agrumi, mela verde e delicati ricordi di menta. L’impronta olfattiva del vitigno dà comunque spazio a intriganti suggestioni di fiori di gelsomino, persino lavanda, ed echi minerali di roccia. Il sorso inizialmente è appena meno variegato con un richiamo coerente a foglie di salvia, pompelmo e zenzero fresco. Margini ristretti per altri descrittori. Freschezza puntuta, mineralità imbrigliata, discreti l’estratto e il calore alcolico per un sorso che chiude un filo amaricante. Interessante la persistenza. L’aumento delle temperature gioca a suo favore enfatizzando sentori minerali prima un po’ compressi e note dolci di miele di limoni.

Anche il sorso risulta più a fuoco. In controtendenza rispetto ai sacri testi proporrei di valutare uno, due gradi in più di temperatura nel servizio. L’impressione è che il vino sia appena pronto. Classico ma infallibile l’abbinamento con un risotto agli asparagi ma curiosa liaison se provato su un Montasio di breve stagionatura.

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