AIS Sardegna

Associazione Italiana Sommelier

Sardegna

 
Solaia 2000

Ogni vino ha i suoi tempi!

Un amico ti chiama per farti assaggiare un vino; che fai?
Tra sommelier, ma soprattutto tra amici veri, una chiamata del genere corrisponde a una richiesta d’aiuto. Quindi al diavolo la TV, il libro che sto leggendo e qualsiasi altra cosa avessi programmato di fare; salto in macchina e vado subito da lui!

Arrivo a casa sua e mi accoglie, come d’abitudine, con fare affabile e affettuoso; dopo un breve scambio di convenevoli mi sottopone un calice di vino rosso; un vino casalingo.

Bel colore, rubino vivace; profumi di discreta qualità, ma quasi coperti da un’alcolicità da paura! Purtroppo il gusto è dominato da un evidente residuo zuccherino, siamo più sull’amabile che sull’abboccato; poi alcol e morbidezza rincarano la dose. Il vino non ha difetti; profumi e aromi decenti, ma manca di piacevolezza alla beva; risulta pesante, poco appetibile.
Mentre ci scambiamo le opinioni su un vino che non ci ha convinto del tutto, lui sparisce; si è fiondato in cantina a prendere una bottiglia della sua collezione, non vuole farmi andare via con il ricordo di quel vino che non giudica all’altezza.

Ah, i sommelier; ah, gli amici veri!

Ricompare muovendosi con cautela, quasi di soppiatto, come una fiera che si accosta alla preda. Ha in mano una bottiglia e con fare lento, tra il magico e il mistico, la posa sul tavolo e la stappa. Quando vedo di cosa si tratta gli dico: “tu sei matto!”. Per tutta risposta mi porge un calice che non oso rifiutare.

Il contenuto? Un vino mitico: il Solaia, dei Marchesi Antinori, annata 2000.

Così direttamente dalla bottiglia, senza decantarlo, senza aspettare; ripeto: “tu sei matto!”. Ogni vino ha i suoi tempi e noi, in questo caso, non li stiamo rispettando. Il vino si ribella e ci fa pagare pegno.

Allo splendido colore granato, vivacizzato da vistosi bagliori aranciati, si accompagna un profilo olfattivo da incubo: salamoia di olive, olio bruciato, polvere da sparo appena combusta, tartufo e funghi in decomposizione, più altre puzzette varie di carattere ossido-riduttivo; di sicuro non quello che ci saremmo aspettati. Ci rimproveriamo a vicenda; ripetiamo l’abc del servizio dei vini invecchiati e ci scambiamo reciproche e doverose parole di biasimo. Nel frattempo il vino sosta nel bicchiere, respira, si apre.

Ritentiamo un approccio, molto cauto, come uno spasimante appena respinto che azzarda un secondo timido tentativo. Stavolta però il vino non ci respinge, si concede. È cambiato, eccome se è cambiato!

Il vino è in una fase in cui i sentori secondari e quelli terziari sembrano combattere cercando di imporre la propria egemonia caratterizzandone il complesso profilo olfattivo. È una continua e intrigante alternanza: peperone grigliato e pepe, bacche di mirto e chiodi di garofano, mirtilli e tabacco, cassis e foglie d’alloro, more e cuoio. Come un libro che a ogni pagina rivela una nuova sorpresa, questo vino a ogni olfazione presenta nuove sensazioni: legno di ginepro, incenso, resina e asparagi selvatici; poi cenni mentolati e note carnose su una scia minerale di grafite e un inizio di goudron.È ora di assaggiarlo.

È una gioia per il palato! Non è prepotente, ma entra discreto facendosi annunciare da una indiscussa eleganza; poi progressivamente prende spazio pretendendo l’attenzione che merita. Tannino in abbondanza, sontuoso, setoso e suadente. Morbidezza e alcolicità perfettamente integrate e sorrette da un’acidità piacevole che rinfresca ogni sorso. Il gusto succoso è caratterizzato da una sapidità monumentale legata a una marcata sensazione umami che rievoca la carne essiccata sotto sale. Grande corpo e persistenza infinita su toni poliedrici marcatamente fruttato-sapidi. Equilibrio assoluto; tutto è al posto giusto. Niente di eclatante, nulla di esagerato.

Paradigma d’eccellenza e finezza: un vino di gran classe! Indubbiamente armonico, ma credo che potrà esserlo ancora: per molti anni ancora! Rimane poco più di mezza bottiglia, giusto un paio di calici, ma ahimè non ho tempo. Ringrazio, saluto e me ne vado. Rimugino: “eppure non era perfetto… Non abbiamo saputo aspettare, non abbiamo dato al vino il tempo per esprimersi al meglio”. In serata, a circa quattro ore dalla stappatura, mi giunge una telefonata: “ora è perfetto!”. Esperienza gustativa da annoverare tra le lezioni apprese: “ogni vino ha i suoi tempi e bisogna rispettarli per poterne godere pienamente!”.

P.S. Per l’abbinamento con questo vino l’istinto mi guida verso la grande succulenza delle proteine nobili; sarei pronto a scommettere su un grande taglio italiano: un bel brasato di una carne d’eccellenza come la chianina.

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