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Rossese di Dolceacqua DOC - Brae 2015

San Biagio della Cima, Imperia. Incastonato su un pianoro a quasi 500 metri di quota in faccia alle Alpi Marittime, il cru Brae svetta a occidente, il confine tra Italia e Francia in piena vista, le radici tenute assieme dalla tramontana. Dal bacino della Val Nervia il vigneto traguarda il lembo più occidentale della Liguria, ormai prossimo all’Occitania, nutrendosi del freddo di Pietravecchia, Cima Marta, Grai.

L’annata 2015, pur calda, pare aver preservato l’anima settentrionale, gelida, rocciosa di questa vigna altissima, definita icasticamente “lo Yeti del Rossese’’ (Armando Castagno). Giovanna Maccario è figlia d’arte, sensibile e attenta alla capacità di un vitigno in grado come pochi di leggere il territorio d’elezione e gli andamenti climatici, restituendone in bottiglia l’essenza profonda, nel rispetto delle evidenti variazioni imposte dalla giacitura di ciascuna parcella e dalla composizione dei suoli.

Le uve sono vinificate separatamente per ognuno dei cru aziendali (Brae, Posaù, Luvaira, Curli) e in una degustazione orizzontale è possibile apprezzare con evidenza il significato di questa scelta che si fa necessariamente condivisa. Dei quattro, il Brae è la miniatura più delicata e femminea, istantanea sulle attitudini del terroir di provenienza, e per questo differente da altre etichette aziendali che tratteggiano vini dai contorni appena più carnali e strutturati.

Qui, invece, ci accompagna un passo di danza che manifesta capacità di racconto essenziali eppure sussurrate. L’andamento climatico del millesimo proposto è stato tuttavia singolare, riversandosi nel calice con la sua dote aggiuntiva di acidità, tannini e antociani. Me ne dà conferma Giovanna: “L’annata 2015 è stata atipica. I Brae vinificati in precedenza hanno una nota floreale più spiccata, abbondano di fiori; questa è più ricca di frutti rossi, tannini più evidenti, freschezza molto elevata e anche più ricchezza in antociani. Il tutto dovuto a una maturazione più completa, ad un’annata con poca acqua che ha fatto concentrare gli elementi negli acini. La 2016 penso sia pari”.

Le viti sono coltivate ad alberello provenzale, ad assicurare basse rese e qualità delle uve oltre che a preservare la longevità delle piante. I terreni del vigneto sono attraversati da un sentiero che li suddivide anche geologicamente: da un lato marne calcareo argillose, dall’altro marne sabbiose arenacee con presenza di silice. La raccolta è manuale, data l’oggettiva impraticabilità di qualsiasi forma di meccanizzazione cui si accompagna una filosofia aziendale mirata all’impiego di tecniche il meno invasive possibile.

Una volta, a proposito del Brae 2015, Giovanna mi disse: “Non faccio nulla di mio, seguo il vigneto, vendemmio e lascio andare”. La vinificazione non prevede l’impiego di lieviti selezionati né del legno, solo lenta macerazione a temperatura controllata in contenitori d’acciaio. Il calice profuma di bosco ma non esclusivamente né in maniera dominante nelle sue declinazioni terrose, di humus e foglie secche. Sono piuttosto le fragole selvatiche, i lamponi, l’erba intrisa di rugiada, la resina, i sassi umidi a fare da contraltare alla gelatina di rose e granate. Sponda inattesa e sorprendente: un’eco appena percettibile di fiori bianchi.

All’assaggio i tannini sono presenti ma con garbo, l’alcol è misurato, la struttura sottile, in nulla scarna ma anzi sostenuta a centro bocca, per un sorso che muove elegante su toni di fragola, lampone, granatina, salgemma e pepe bianco, esaltati da freschezza e sapidità golose. Retrolfazione che fa pensare alla cipria e a sentori d’erboristeria. Il contatto con l’aria, sapendo attendere, premia l’anima scura, fortemente minerale: di roccia frantumata e cenere.

Degna evoluzione di un vino e di un’uva il cui nome nulla ha a che fare con il colore: l’etimologia infatti lega il significato della parola “rossese” a “roccia”. Che ritroverete nel calice, senza sconti. È vero, ho un debole per il Luvaira, da viti centenarie, vinificato in parte coi raspi. Ho perso la testa per il Curli, figlio di un vigneto storico, decantato da Veronelli come la Romanée Contì italiana. Poi il Posaù, coi suoi echi borgognoni, delicati e potenti.

Perché il Brae, dunque? La chiave è nel racconto che se ne può tirar fuori. Le possibilità che offre alla narrazione sono uniche. Uno spirito che va letto in chiaroscuro: la terra da cui si staglia altissimo il vigneto, le sferzate del vento, il freddo, la consolazione del mare, pur distante rispetto ad altre parcelle aziendali.

Vino estremamente versatile negli abbinamenti che, in onore del suo ruolo di sentinella del fronte occidentale oltre che per la vivacità cosmopolita di cui ha dato prova, proporrei generalmente in combine con una ricetta d’oltralpe: la Bouillabaisse. Il maggior apporto di tannini e acidità, caratteristici del millesimo, mi vedrebbero oltremodo soddisfatto in presenza di un coniglio alla ligure purché si dosino con parsimonia le olive taggiasche.

Corsi

Corso di 3° livello a Sassari

Venerdì 6 ottobre 2017 prenderà il via il Corso di Qualificazione Professionale per Sommelier - 3° livello tenuto dalla Delegazione AIS di Sassari, rivolto a operatori del settore e aperto anche agli amatori.

Il Corso sarà dedicato all’approfondimento delle conoscenze sulla tecnica di degustazione del cibo e del vino nonché all’apprendimento della metodologia dell’abbinamento in riferimento ai vari tipi di alimenti.

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Corso di 3° livello a Cagliari

Mercoledì 11 Ottobre è in programma a Cagliari il corso di Terzo livello.

Il 3° Livello affronta la tecnica della degustazione del cibo e, soprattutto, dell’abbinamento cibo-vino, attraverso l’utilizzo di una scheda grafica e di prove pratiche di assaggio di cibi con vini di diverse tipologie. Al termine dell’intero percorso formativo è previsto un esame di abilitazione, superando il quale si consegue il titolo di Sommelier AIS.

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Corso di 2° livello a Cagliari

Lunedì 2 ottobre è in programma a Cagliari il corso di Secondo livello.

Il 2° Livello esplora il modo del vino e porta alla conoscenza della produzione italiana e straniera, con particolare attenzione al legame indissolubile con il territorio. Il 2° Livello perfeziona anche la tecnica della degustazione del vino, determinante per poterne apprezzare ogni sfumatura sensoriale e, in particolare, per esprimere un giudizio sulla sua qualità.

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Corso di 1° livello a Carbonia

Venerdì 6 Ottobre partirà a Carbonia il corso di primo livello, che approfondisce gli argomenti di viticoltura, enologia, tecnica della degustazione e del servizio, che rappresentano le basi della professionalità del Sommelier, a partire dalla corretta temperatura di servizio dei vini fino all’organizzazione e alla gestione della cantina.

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AIS e-ducational

Il nuovo strumento di apprendimento, di educazione e formazione per il Sommelier.

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Corsi per Sommelier

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