AIS Sardegna

Associazione Italiana Sommelier

Sardegna

 
Zirone 2016 - Cantina Fara

La parentesi estiva consente di dedicare una parte del proprio tempo alla scoperta delle piccole realtà vinicole isolane.

In questo caso è stato sufficiente percorrere pochi chilometri in direzione Sennori per visitare la Cantina Fara. Appena arrivati, Giorgio Fara, titolare dell’azienda, propone un giro panoramico fra le quattro tenute impiantate prevalentemente a vigneto, ma con la presenza di oliveti, pescheti e carciofaie.

I terreni si trovano prevalentemente nell’agro del contiguo comune di Sorso, mentre la parte restante “dimora in casa”, a Sennori. I vigneti, ubicati in diverse località dai nomi molto particolari (Corpo di Cristo, Pianu di Lu Forru, etc.), godono di un ottima esposizione e, in molti casi, si affacciano sull’incantevole Golfo dell’Asinara. La maggior parte dei ceppi appartiene al vigneto originario, impiantato ad alberello nel 1962, mentre per i più recenti filari è stata utilizzata la spalliera.

La conduzione di Giorgio Fara rappresenta la quarta generazione di una famiglia che ha legato indissolubilmente le proprie sorti all’agricoltura. Generazioni segnate, come accadeva una volta, dal susseguirsi alternato dei nomi Pietro e Giorgio, ma di questo si parlerà anche più avanti. La passione di Giorgio per la terra lo ha portato anche a metter su un piccolo allevamento di cavalli e capre, fautrici, queste ultime, di una minuscola ma eccellente produzione di formaggi destinati, ahimè, al consumo familiare e a pochi fortunati amici.

Tra i filari dimorano i classici del territorio (vermentino, cannonau, moscato e girò) affiancati da nebbiolo (nella variante gallurese) e cabernet sauvignon. La produzione vinicola della famiglia Fara è stata per lungo tempo destinata al vino sfuso e solo di recente, con la vendemmia 2014, Giorgio ha deciso di destinarne una parte all’imbottigliamento.

Terminato il giro tra i vigneti, è tempo di tornare in paese, nei locali della cantina dove veniamo raggiunti da Tetta, la moglie di Giorgio, che nel piccolo ma accogliente spazio destinato alle degustazioni ha preparato alcuni stuzzichini per accompagnare gli assaggi.

Si parte con Vermentino e Cannonau, battezzati rispettivamente Jolzi e Ziu Pedru, nel solco della tradizione familiare cui si è fatto cenno in precedenza. Vinificazioni in purezza, con utilizzo dell’acciaio per il Vermentino e delle barrique per il Cannonau. Inizialmente, per i risaputi motivi burocratici, questi due vini hanno riportato la dicitura IGT, ma dalla vendemmia 2016 potranno fregiarsi delle rispettive DOC. In degustazione per entrambi l’annata 2015, che ha dato vita a ottime versioni marcate dal forte carattere territoriale proprio della Romangia.

Con il millesimo 2015 ha visto la luce anche Oro Passito, Moscato di Sorso-Sennori, che da subito si è configurato come una delle migliori espressioni di questa forse un po’ sottovalutata denominazione. Un grande passito che incanta col suo impatto aromatico e conquista definitivamente con una dinamica gustativa equilibrata e avvolgente.

Fra i vitigni citati in precedenza c’era anche il girò, diffuso in passato soprattutto nel sud dell’isola, tanto da meritare la denominazione Girò di Cagliari, oggi purtroppo quasi scomparsa. Ma il girò ha sempre avuto il suo piccolo spazio anche nel vigneto romangino, col nome dialettale di zirone, e la cantina Fara lo ha sempre vinificato per destinarlo al mercato dello sfuso. Ma con la vendemmia 2016 Giorgio Fara si è deciso a compiere il grande passo, imbottigliando questo vero e proprio “unicum” nella produzione isolana. Al momento è inquadrato nell’IGT Isola dei Nuraghi e il suo nome non poteva essere che Zirone. I 18 gradi alcol indicati in etichetta potrebbero far pensare ad un liquoroso, ma in questa bottiglia non c’è alcuna aggiunta, tutto proviene dalla fermentazione di grappoli appassiti a lungo in pianta ed elaborati poi esclusivamente in acciaio.

Il colore granato scarico fa curiosamente pensare a qualche rara versione di Icewine, la veste cromatica è comunque luminosa e vivace. Anche il naso sorprende, ribadendo l’unicità di questo passito: un’apertura sui toni della frutta sotto spirito che viene immediatamente inglobata in una elegantissima cornice di macchia mediterranea, con mirto e lentisco in primo piano, chiudendo su una delicata sfumatura di spezie piccanti. Ma è al gusto, così come nel caso del Moscato, che lo Zirone gioca le carte vincenti. L’ingresso è chiaramente segnato dalle morbidezze, con la generosa dotazione alcolica a dare il tempo seguita da una dolcezza non invasiva, ma il tempestivo contrappunto sapido, supportato da tannini sorprendentemente levigati, disegna subito un quadro di mirabile equilibrio. L’assaggio prosegue ritmato e coinvolgente verso una lunghissima dissolvenza in cui ritorna fortissimo il richiamo territoriale.

Dolci al cioccolato, formaggi stagionati ed erborinati rappresentano un connubio da manuale, senza alcun dubbio, ma la forte personalità di questo vino lo rende apprezzabile anche in solitaria, fedele compagno di amichevoli convivi, buono per tutte le stagioni.

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