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Questa è la mia terra – Franco Biondi Santi, Montalcino e il Brunello

L’universo enoico ha perso, ormai da un paio d’anni, un esponente di spicco, erede di una grande famiglia e di una stirpe di produttori che si può vantare di aver “inventato” uno dei più grandi vini italiani: Il Brunello di Montalcino! Stiamo parlando di Franco Biondi Santi venuto a mancare nell’aprile del 2013 che, prima della sua dipartita, ha avuto modo di raccontare diversi aneddoti legati alla storia della sua famiglia, alla “creazione” del primo Brunello e alla sua produzione nel corso degli anni, abilmente raccolti da Maurizio Boldrini, Bruno Bruchi e Andrea Cappelli nel libro “Questa è la mia terra - Franco Biondi Santi, Montalcino e il Brunello” per Protagon Editori.

Il volume, rilegato, elegante e di grandi dimensioni, è corredato da bellissime fotografie e segue una trama semplice ma efficace: narra la storia della famiglia Biondi Santi e parallelamente quella della nascita e della produzione del Brunello nelle vigne della loro celeberrima tenuta: “Il Greppo”.

Dalla ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia parte il “nostro narratore” per far capire al lettore l’importanza storica delle scelte effettuate da Ferruccio Biondi Santi, suo nonno, che per primo intuì la necessità di selezionare vitigni e di adottare metodi di coltivazione in grado di salvare le vigne dalle pandemie venute dall’America, l’oidio, la peronospora e infine l’invasione fillosserica che stavano determinando la perdita dell’intero patrimonio viticolo. Seguendo l’azione già cominciata dagli avi della famiglia, e in particolare dal nonno Clemente, scelse il vitigno più resistente per la prima selezione “massale” che portò alla produzione di marze, che per primo impiegò in quelle zone per la sperimentazione dell’innesto su piede “americano”. In questo modo in un’area storicamente dedita alla coltivazione di viti di moscato per la produzione del dolce “Moscatello” si passò progressivamente alla selezione di una sola varietà di sangiovese, il sangiovese grosso, localmente chiamata “brunello”.

A questo punto la storia della famiglia si lega con quella della produzione del Brunello (così verrà chiamato anche il vino). Inizia con la costituzione e la descrizione della tenuta “Il Greppo” con le sue vigne, l’evoluzione dell’azienda, le scelte produttive, la scelta delle grandi botti, la cura maniacale in tutti i passaggi produttivi, dalle lavorazioni in vigna fino alla vinificazione, condotta ancora con metodi tradizionali, impiegando il sangiovese grosso in purezza, per ottenere vini con una incredibile capacità di affrontare l’inesorabile scorrere del tempo.

L’apporto della famiglia Biondi Santi non si limita “all’invenzione” del Brunello, ma interviene di continuo nella storia di questo vino, con la formazione del consorzio dei produttori e con il fondamentale e determinante contributo nella stesura del disciplinare di produzione. Tancredi figlio di Ferruccio introduce una nuova e particolarissima pratica per dimostrare la capacità del Brunello di “reggere ai secoli”: la “ricolmatura”. Si tratta di un rito che viene celebrato per verificare l’inalterata qualità e bontà delle riserve storiche della tenuta il Greppo. Il vino viene assaggiato e, se ritenuto ancora eccellente, viene ricolmato con vino della stessa annata e ritappato, con tanto di sigillo notarile. Inizialmente tale pratica veniva effettuata solo sulle riserve storiche custodite nella cantina della “Tenuta”, ma successivamente è stata estesa, con un bando che viene emesso periodicamente, a tutti i fortunati possessori di queste ricercatissime bottiglie.

Il libro si chiude con due brevi capitoli dedicati al Moscatello, oramai non più prodotto dai Biondi Santi, e all’abbazia di Sant’Antimo a cui si legano i ricordi di Franco Biondi Santi e che mantengono stretto il legame con la sua terra.

Bel libro, sicuramente non è tascabile, ma leggere come è nato e come si produce il celeberrimo Brunello Biondi Santi è avvincente e merita di isolarsi dal mondo per qualche ora e perdersi su un comodo divano per goderselo appieno, magari in compagnia di un calice di Brunello di Montalcino!

Buona lettura!

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