AIS Sardegna

Associazione Italiana Sommelier

Sardegna

 
Incontro con Valentina Sanna

Chi si occupa di comunicazione – come, nel nostro piccolo, anche noi di AIS Sardegna – ha un po’ il dovere di scandagliare tutti i canali (soprattutto, negli ultimi tempi, la rete) alla ricerca di notizie interessanti o spunti significativi. E può così capitare di imbattersi, attraverso percorsi imprevisti, in un “quasi vicino di casa”, per quanto momentaneamente “in trasferta”. Qualche settimana fa mi è capitato di leggere sul sito Intravino un bell’articolo dedicato al Cannonau di Sardegna e, durante la lettura, ho scoperto che la giovane (e bravissima) autrice è una mia concittadina, la sassarese Valentina Sanna.

Uno dei pregi della rete è quello di aver ridotto drasticamente i famosi “sei gradi di separazione” raccontati su carta da Frigyes Karinthy e su pellicola da Fred Schepisi, per cui ho inviato subito un messaggio a Valentina per complimentarmi. Lei mi ha risposto immediatamente, ringraziando per i complimenti e dichiarandosi fedele e assidua lettrice del nostro sito AIS Sardegna.
Da lì è nata l’idea di questa intervista.

Allora, cara Valentina (Max Gazzé avrà pazienza…), è nostra abitudine iniziare con la carta d’identità semplificata: a te la parola.
Mi piace definirmi sassarese di nascita e cittadina del mondo d’adozione. Classe 86, studi in Marketing e Comunicazione (per semplificare), qualche esperienza all’estero sulle spalle come molti dei miei coetanei, sardi e non. Adoro cucinare, la mia passione è soprattutto la pasticceria, e poi i vini, ovviamente. Leggo molto ma mai abbastanza, e guai se mi mancasse lo sport, potrei diventare pericolosa. Almeno una volta all’anno ho bisogno di vivere il mio mare meraviglioso per sentirmi completa.

Tu stai frequentando un Master presso l’Università degli Studi di scienze gastronomiche di Pollenzo. Ci racconti qualcosa di questo importante ateneo (docenti, atmosfera, approccio degli studenti, etc.)?
L’UNISG è quello che potrei definire il paradiso per uno studente: struttura meravigliosa (nulla di meglio che sdraiarsi sull’erba dopo pranzo e godersi il sole), vederla ogni mattina ti fa sentire davvero fortunato. Noi la chiamiamo Hogwarts (la Scuola di Magia e Stregoneria resa celebre dalla saga di Harry Potter, ndr) perché, ecco, la sensazione è quella.

Incontro con Valentina Sanna

I docenti sono molto preparati e disponibili, e soprattutto impostano il rapporto su un piano professionale, dove il pensiero dello studente ha lo stesso valore di quello del docente. Molta pratica e una visione ampia e olistica rendono il percorso formativo estremamente avvincente. L’atmosfera internazionale, poi, è semplicemente meravigliosa. Si ha la possibilità di conoscere persone di età differenti, con culture e lingue diverse, e questo arricchisce il tutto rendendola una significativa esperienza di vita, prima che di studio. Una volta che si diventa studenti UNISG, lo si è per tutta la vita, è questa la verità.

Nello specifico, l’oggetto del tuo Master, è “Cultura del vino italiano”: quanto pensi sia stretta la correlazione tra questi due termini, vino e cultura?
Strettissima, direi. Anzi, dal mio punto di vista, non c’è assolutamente nessuna differenza. Uno dei primi insegnamenti del master è stato proprio questo: siate umili, consapevoli di non sapere mai abbastanza e curiosi e affamati di sapere e apprendere sempre di più. Chi ama il vino ama la cultura, proprio perché il vino è storia, arte, letteratura, scienza, rispetto per l’ambiente, tradizione, identità, convivialità, amicizia. Se non è cultura questa, allora dovremmo rivederne il significato.

Armando Castagno
Armando Castagno

Tra i tuoi docenti – anzi, se non ricordo male, è proprio il tuo relatore di tesi – c’è Armando Castagno. Ad Armando mi lega un’amicizia sincera e fraterna che però non mi impedisce di essere più che obiettivo nel considerarlo uno dei massimi divulgatori del vino (e mi tengo basso) operanti nel nostro paese. Sei d’accordo con questa definizione?

Ricordo ancora la prima lezione con Armando: lui gentilissimo e disponibile, terribilmente simpatico e brillante, con una conoscenza del vino che a noi ragazzi è sembrata (e sembra ancora) illimitata. Un vero modello da imitare e a cui ispirarsi. Da fare una premessa: noi siamo una classe di 11 persone, 2 donne e 9 uomini, con una grande energia, direi quasi esplosiva. Chiunque sia venuto da noi è stato sommerso letteralmente di domande. Siamo chiacchieroni e simpaticamente sfacciati. Ecco, Armando era l’unico che riusciva a tenerci in silenzio, incollati alla sedia, con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, tutti e 11 stupefatti, catturati, folgorati. Come diciamo sempre: Armando ha il potere di aprirti il cervello in due. Proprio così.

L’Università che tu frequenti è nata da un’idea di Carlin Petrini, fondatore di Slowfood. Hai avuto modo di conoscere Petrini o di seguire le attività della sua associazione?
Carlin Petrini incontra sempre gli studenti, e li vuole conoscere tutti personalmente. Quando lo abbiamo incontrato, ha avuto subito su di noi un’influenza incredibile: siamo usciti da quella stanza con addosso la voglia assurda e incontenibile di conquistare il mondo. È stato lui a farci capire l’importanza del nostro ruolo di wine tellers, e del fatto che il vino e le sue storie vadano raccontate con passione, dedizione e serietà. Vivendo a Bra è facile seguire gli eventi dell’associazione, e ovviamente i principi Slow Food sono tutti quelli in cui io credo fermamente: il futuro è quello, buono, pulito, giusto, in una parola, slow.

Dal tuo “osservatorio piemontese”, quale impressione si ricava del mondo del vino sardo? E, soprattutto, come vedono i piemontesi (non soltanto i nostalgici sabaudi) la nostra cara isola, dal punto di vista enologico e non solo?
Basta nominare “Sardegna” e gli occhi di tutti si illuminano, letteralmente. Quasi tutti sono stati in Sardegna almeno una volta nella vita, e quasi tutti hanno bevuto almeno una volta il Cannonau o il Vermentino. Poi però, a parte qualche serio appassionato e intenditore, le conoscenze sciamano in maniera incredibile. Più di una volta mi sono ritrovata a elencare le numerose varietà di vitigni autoctoni, o a spiegare le differenze tra le varie zone di produzione, citando anche cantine e etichette, senza che l’interlocutore sapesse di cosa stessi parlando. Il vino sardo qui è apprezzato, ma la confusione è ancora tanta, e chiunque alla fine conclude: si potrebbe fare tanto di più, la Sardegna ha un potenziale enorme. E io, sinceramente, non me la sento di dar loro torto, anzi.

Come tutti gli argomenti, anche il vino viene trattato su internet in maniera diffusa, con risultati non sempre esaltanti, diciamo così. Ormai ci vuol poco ad auto-attribuirsi la qualifica di wine-blogger o wine-editor e dispensare banalità assortite, utilizzando in molti casi un italiano a dir poco discutibile. Pensi – e te lo chiedo incrociando le dita – che ci sia ancora spazio in rete per chi vuole proporre un proprio punto di vista dedicando la massima cura alla sostanza ma anche alla forma?
Partendo dal presupposto che mi auto definisco (orgogliosamente) una “estremista della grammatica”, dal mio punto di vista la forma è fondamentale quanto la sostanza. E se una persona ha l’ardore di definirsi “wine-blogger”, deve essere in grado di scrivere bene, oltre che conoscere la materia. Perciò, visto il panorama attuale, umilmente direi che non solo c’è spazio in rete, ma se ne sente quasi la necessità. È sempre bello leggere articoli capaci di trasmettere una conoscenza vera, reale, concreta. Personalmente tante cose sul vino, prima di iniziare il master, le ho imparate su internet. Ho avuto però la fortuna di seguire le persone giuste, in un panorama decisamente variegato.

Bene, Valentina, siamo giunti al termine. L’appuntamento è per la prossima volta che rientri a Sassari. Sicuramente ci incontreremo e, per cavalleria, il vino lo sceglierai tu!

Corsi

Corso di 3° livello a Sassari

Venerdì 6 ottobre 2017 prenderà il via il Corso di Qualificazione Professionale per Sommelier - 3° livello tenuto dalla Delegazione AIS di Sassari, rivolto a operatori del settore e aperto anche agli amatori.

Il Corso sarà dedicato all’approfondimento delle conoscenze sulla tecnica di degustazione del cibo e del vino nonché all’apprendimento della metodologia dell’abbinamento in riferimento ai vari tipi di alimenti.

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Corso di 3° livello a Cagliari

Mercoledì 11 Ottobre è in programma a Cagliari il corso di Terzo livello.

Il 3° Livello affronta la tecnica della degustazione del cibo e, soprattutto, dell’abbinamento cibo-vino, attraverso l’utilizzo di una scheda grafica e di prove pratiche di assaggio di cibi con vini di diverse tipologie. Al termine dell’intero percorso formativo è previsto un esame di abilitazione, superando il quale si consegue il titolo di Sommelier AIS.

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Corso di 2° livello a Cagliari

Lunedì 2 ottobre è in programma a Cagliari il corso di Secondo livello.

Il 2° Livello esplora il modo del vino e porta alla conoscenza della produzione italiana e straniera, con particolare attenzione al legame indissolubile con il territorio. Il 2° Livello perfeziona anche la tecnica della degustazione del vino, determinante per poterne apprezzare ogni sfumatura sensoriale e, in particolare, per esprimere un giudizio sulla sua qualità.

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Corso di 1° livello a Carbonia

Venerdì 6 Ottobre partirà a Carbonia il corso di primo livello, che approfondisce gli argomenti di viticoltura, enologia, tecnica della degustazione e del servizio, che rappresentano le basi della professionalità del Sommelier, a partire dalla corretta temperatura di servizio dei vini fino all’organizzazione e alla gestione della cantina.

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AIS e-ducational

Il nuovo strumento di apprendimento, di educazione e formazione per il Sommelier.

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Corsi per Sommelier

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